martedì 13 gennaio 2015

Senza telefono e Facebook non vivo più!!!



Un telefono cellulare è per sempre. La prova del nove? Anche l'ozio in spiaggia può diventare una prolungamento dell'ufficio o della vita sociale, con eccessi preoccupanti che possono trasformarsi in malattia. Nomofobia: il nome già c'è, anche se non bisogna farsi tradire dagli studi classici. La nomofobia non è la “paura delle regole”, ma una parola “portmanteau” che contiene il gioco di parole aglosassone “no-mobile” più il termine greco fobia. In altre parole, una paura di nuova generazione: quella di non avere il cellulare a portata di mano, di non poter chiamare e ricevere telefonate, di non essere liberi di wazzappare o compulsare nervosamente il video dello smartphone alla ricerca degli ultimi aggiornamenti dagli amici o dal mondo dei social network. Una condizione che due studiosi italiani, Nicola Luigi Bragazzi e Giovanni Del Puente dell'Università di Genova, descrivono come caratterizzata da “ansia, disagio, nervosismo e angoscia causati da essere fuori dal contatto con un un telefono cellulare o un computer”.

Emozioni negative sproporzionate rispetto alla reale situazione di pericolo personale, ma che per questo diventano patologiche al punto che Bragazzi e Del Puente hanno pubblicato un documento sulla rivista Psychology Research and Behavior nel quale, in vista delle integrazioni al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali (DSM-V) - la “bibbia” a cui si attengono psichiatri e psicologi di tutto il mondo per diagnosticare e trattare le patologie del comportamento – raccomandano l'introduzione della “nomophobia” nel novero delle nuove paure.

Nel paper, Bragazzi e Del Puente descrivono questa fobia a due facce: da una parte può essere utilizzata come “un guscio protettivo o uno scudo” in modo impulsivo, dall'altro “come mezzo per evitare la comunicazione sociale”. Si tratta di un paradosso che interessa le nuove tecnologie della comunicazione già noto alla psichiatria. Ma come si riconosce un malato di nomofobia? Ecco alcuni comportamenti sono a rischio:

- Usare regolarmente il telefono cellulare e trascorrere molto tempo su di esso, avere uno o più dispositivi, portare sempre un caricabatterie con se stessi;
- Sentirsi ansioso e nervoso al pensiero di perdere il proprio portatile o quando il telefono cellulare non è disponibile nelle vicinanze o non viene trovato o non può essere utilizzato a causa della mancanza di campo, perché la batteria è esaurita e/o c'è mancanza di credito, o quando si cerca di evitare per quanto possibile, i luoghi e le situazioni in cui è vietato l'uso del dispositivo (come il trasporto pubblico, ristoranti, teatri e aeroporti).
- Guardare lo schermo del telefono per vedere se sono stati riceuti messaggi o chiamate. Si tratta di un disturbo che è stato definito "ringxiety", mettendo insieme la parola “squillo” in inglese e la parola ansia.
- Mantenere il telefono cellulare acceso sempre (24 ore al giorno); dormire con cellulare o tablet a letto.

I ricercatori, che raccomandano di evitare di considerare tutti i comportamenti patologici (pochi si salverebbero dalla diagnosi), citano uno studio relativo a un uomo brasiliano che per 15 anni ha tenuto il suo cellulare sempre con lui schiacciato dal terrore di non essere in grado di chiamare i servizi di emergenza o le persone care nel caso si fosse sentito male. "È innegabile - commentano i ricercatori - che la tecnologia attraverso i social media, I social network, l'informatica sociale e i "social software" ci permette di svolgere il nostro lavoro più velocemente e con efficienza, ed è anche vero che interventi grazie al telefono sono un aiuto medico utile. D'altra parte, i dispositivi mobili possono avere un impatto pericoloso per la salute umana". 





Fonte: http://d.repubblica.it/benessere

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