venerdì 8 maggio 2015

Rischia chi ha l'amigdala più grande





Accettare le sfide del destino? Buttarsi nella mischia o aspettare pazienti sul bordo del fiume? Atteggiamenti agli antipodi che potrebbero avere basi biologiche precise e che influenzano le azioni quotidiane e quelle straordinarie di tutti: comprare un auto, accettare un incarico, fare un investimento finanziario, scommettere una certa sommetta. I ricercatori dell’Università Vita-Salute San Raffaele, in uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience, finanziato dalla Fondazione Cariplo e da Schroders Italy SIM, mostrano che è l’amigdala, il centro neurale della paura e dell’ansia, a fare da “centralina” per l’esagerata anticipazione del dolore conseguente alle possibili perdite derivanti da una scelta.  

Cos'è l'amigdala - L’amigdala è una struttura cerebrale posta nella profondità di ciascuno dei due emisferi cerebrali, essenziale per le capacità di apprendere i pericoli intorno a noi, di riconoscerli e preparare l’organismo ad una risposta adeguata, ad esempio “combatti o scappa”. Prendere decisioni implica la capacità di prevedere le conseguenze positive e negative di ogni possibile scelta. Questo consente di soppesarle attentamente, per arrivare a selezionare quella che riteniamo più vantaggiosa.

Le teorie - Come dimostrato dagli studi del Premio Nobel per l’Economia Daniel Kahneman, però, in questo processo di anticipazione mentale le possibili perdite “pesano” tipicamente più dei guadagni. Nelle nostre scelte, cioè, preferiamo evitare le perdite all’ottenere guadagni, almeno finché il possibile guadagno non è pari a circa il doppio della possibile perdita. Questo fenomeno, noto come “avversione alle perdite”, secondo gli esperti sta contribuendo ad aggravare l’attuale crisi economica.    

Lo studio - Durante l’esperimento ai volontari è stato chiesto di accettare o rifiutare una serie di scommesse che, come succede quando si gioca a “testa o croce”, avrebbero consentito di vincere o perdere dei punti con probabilità pari al 50%. Le possibili vincite e perdite variavano di volta in volta: a volte erano entrambe grandi, a volte entrambe piccole, a volte molto diverse tra loro. In alcuni casi la possibile vincita era circa il doppio della possibile perdita, ovvero la tipica situazione in cui emerge un conflitto tra accettare, assumendosi il rischio della scommessa, o rifiutare, garantendosi la sicurezza di rimanere fermi al punto di partenza.  

Cosa cambia - Il sistema dopaminergico, un insieme di strutture del cervello che si parlano tra loro utilizzando come mediatore la dopamina, si attiva quando anticipiamo i guadagni e si disattiva quando anticipiamo le perdite. Un altro sistema emotivo, centrato sull’amigdala, si attiva per le perdite e si disattiva per i guadagni. Ma, a parità di somma in gioco, le risposte associate alle perdite sono generalmente più intense di quelle associate alle vincite.

Fonte: http://salute24.ilsole24ore.com/